mercoledì 18 luglio 2012

Critiche della danza: Alina Somova e non solo


Alina Somova è una giovane ballerina in ascesa, ma allo stesso tempo disprezzata per delle sue "carenze tecniche" e "attitude e arabesque imbastarditi".


Sicuramente conoscerete questa giovane bellissima ragazza dai capelli biondi e dalle lunghissime gambe a sciabola, ma forse non conoscerete i pesanti insulti che girano su di lei sul mondo del Web. 
Vi elencherò i risultati delle mie ricerche approfondite, con tanto di foto e video, fonti e citazioni, dei quali io non ne sono assolutamente autrice, ma spettatrice in riflessione.


Criticata soprattutto per assomigliare più ad una ginnasta che ad una ballerina, e Alina Somova ha effettivamente delle bellissime e flessibilissime gambe a sciabola, che però agli inizi della sua carriera venivano un po' troppo lanciate spropositatamente durante le sue performance, cosa che non andava molto a genio a certi coreografi stessi. Difatti, solo successivamente tenderà a controllarle. Ma non è ancora abbastanza, per tanti critici.
Effettivamente noterete nei video che vi elencherò che non è ancora agli alti livelli di un'étoile come Svetlana Zakharova, alla quale è stata tanto paragonata, ma che al contrario esegue passi e posizioni in maniera scorretta e, soprattutto, antiestetica, al fine di raggiungere delle notevoli estensioni, che però spazzano via allineamento ed equilibrio.

Ho effettuato io stessa delle ricerche e sono arrivata nei meandri delle discussioni nel Ballet Alert Zone, tanto per citare un esempio, un forum molto curioso che a quanto pare ha scovato numerose imperfezioni della Somova (e non solo), definendola come un vero e proprio "dance alert"!

Dice l'utente Gnicholls, addirittura la grandiosa Svetlana Zakharova evoca delle critiche nel suddetto forum, e come per la giovane ballerina in questione, a proposito delle loro eccezionali estensioni.
Paragona poi Alina Somova a dei "dipinti italiani con pose esagerate", con una "estrema presenza scenica" che non riesce a seguire il tempo della musica. Mimica molto limitata, lì solamente per eseguire virtuosamente dei passi di danza, ma senza interpretazione...

Molti in questa discussione la pensano come lui. 

Specialmente un certo Simon G e ci lascia delle preziose riflessioni e considerazioni da fare, includendo anche il mito della danza classica Sylvie Guillem.

In breve, racconta di come l'ultima ballerina citata abbia cambiato la percezione del mondo del balletto, e di come le ballerine di oggi cerchino di andarle dietro a ruota, seguendo il suo esempio. Effettivamente dobbiamo riconoscere che il balletto di quarant'anni fa, e oltre, era ben diverso da quello odierno: vi basterà guardare delle clip su YouTube della grande Margot Fonteyn per rendervi conto di quanto fosse diverso il punto di vista. Estensioni molto basse e poco esagerate, arabesque sotto i 90°, fisici molto più possenti, l'importanza che si dava ai sentimenti provati e alla storia, alla virtuosità dei passi a due (specialmente con i cambiamenti che apportò il grande Nureyev!)... il tutto, contrapposto alle ballerine-ginnaste che ci vengono propinate, così come i canoni di bellezza della ballerina perfetta: magrissima, una piuma che deve volare, preferenza per le bellissime sinuose gambe a sciabola e un collo del piede notevole, estensioni, poco seno... insomma, la lista è lunga.

Tornando al suo commento, riferendosi a delle foto postate da un utente, fa notare con calma e spirito d'osservazione come, effettivamente, raggiungendo un'estensione oltre i 100° costringa il fianco ad alzarsi spropositatamente pur di seguire la prepotente spinta verso l'alto, così come il busto a storcersi.

"indeed nowadays a ballerina isn't seen as being a ballerina unless she can scratch her ear with her foot."
Cioè, una ballerina dei nostri giorni non è riconosciuta come tale, a meno che non possa grattarsi il suo orecchio con il piede. Una rivelazione molto schietta, ma anche veritiera, riferendosi anche alle rivoluzioni che ha apportato il famoso coreografo Balanchine, amante e precursore delle estremità, della contorsione delle gambe, nonostante i "danni" che provocassero alla linea del corpo da mantenere.
Purtroppo, questo messaggio è stato, come ci dice l'utente, quasi frainteso, ed ecco che dopo gli anni '70 sono arrivate quasi delle "sosia" della Guillem, a partire da una delle ballerine più flessibili del mondo, la Zakharova stessa.


Tornando alla Somova, come ho già detto all'inizio del post, imperversano le critiche, come questa: Alina Somova and her bastardized attitude, definito "à la sabesque", cioè un incrocio tra arabesque e à la seconde, e che quindi è un arabesque che tende a storcersi di lato, in parole semplici. Come potete benissimo leggere, "è un comune imbroglio assunto dalle studentesse dotate di una povera tecnica che considerano questi "trucchetti" come pura estetica".


Qui potrete notare effettivamente l'evidenza: Somova vs Zakharova. A sinistra, la Zakharova che esegue un corretto allineamento d'arabesque, e accanto la Somova che sbaglia allineamento e sposta il peso sulla gamba portante, poiché evidentemente era prossima ad una perdita d'equilibrio, se non fosse stato per il partner. Qui, il video dell'accaduto, agli ultimi secondi del video: Alina Somova - La Bayadère.
E ancora, dallo stesso sito, altre foto versus: Comparision of false arabesque, mostrando quale sia la corretta esecuzione del passo (dove effettivamente la gamba non ha bisogno di arrivare alle stelle), e di nuovo l'arabesque "à la sabesque" della Somova, totalmente distorto e troppo aperto al pubblico nei panni della morta Giselle.








Nata a Leningrado, si diploma nella facoltosa accademia del balletto russo Vaganova nel 2003, preziosa pupilla dell'insegnante Lyudmila Safronova.
Direttamente nel 2003 fu ammessa alla compagnia del balletto del teatro Mariinsky e un anno dopo fu promossa al posto di solista. Ha danzato in alcuni dei balletti più conosciuti al mondo, preziosità nel suo repertorio, come 'Il Lago dei Cigni', 'La Bella Addormentata' e 'Giselle', e tanti altri che troverete nel sito.





E voi, qual'è il vostro giudizio?
Il mio modestissimo e insignificante parere, non essendo né esperta, né una critica, né quant'altro: anche io ero rimasta perplessa alla sua prima performance nei ruoli di Odette e Odile (che sono anche i miei preferiti in assoluto), e anche io ero rimasta delusa dalle sue eccessive estensioni e la sua mancanza d'interpretazione, che non giungeva ai livelli di altre ballerine come Ulyana Lopatkina e Marianela Nunez, a mio parere alcune delle migliori in questi due ruoli in contrapposizione.
Ma poi, rivedendo una seconda versione, più controllata e più matura, slanci di gambe più controllati, musicalità e mimica molto più lavorate, devo dire che mi sono ricreduta. Non è partita col piede giusto, forse, e ancora deve trovare quello giusto: però c'è comunque da dire che eccelleva tra le altre ragazze della Vaganova e che sia molto piacevole da guardare, soprattutto nei balletti romantici come Giselle, che lei stessa definisce come i migliori ruoli per la sua personalità.
Deve raggiungere ancora dei perfezionamenti, questo è sicuro. Vedremo come andrà. Probabilmente dovrebbe cambiare coach ed avere delle dritte più corrette che suscitino meno commenti (come ha anche fatto notare uno degli utenti della discussione). Ma la perfezione non esiste, e anche le migliori ballerine citate per far la differenza con la Somova, sicuramente, hanno avuto e hanno ancora tuttora dei piccoli difetti da lavorare. Ricordo, per esempio, delle vecchie interviste e dei video della Zakharova da giovane, agli inizi della sua carriera, notai che nelle pirouettes faceva fatica a chiudere correttamente il piede in passé e quindi a farlo ben combaciare col ginocchio. Spesso invece, sorpassava la linea della gamba.

Nel frattempo però, i critici del balletto attuale stanno prendendo di mira altre giovani ballerine debuttanti, come Oksana Skorik, protagonista del film-documentario di Sophie Kinsella, "A beautiful Tragedy", che io stessa ho acquistato e guardato e di cui vi parlerò nei prossimi post.

martedì 17 luglio 2012

'La verità, vi prego, sulla danza!' di Mary Garret




Al sol nominare "danza classica", il mondo intero si figura automaticamente un tutù bianco, o un body rosa confetto, o le tanto temute scarpette di gesso. E quando un ballerino o una ballerina parla in prima persona della danza classica, nessuno che non ne abbia fatto parte riesce a capire quanto effettivamente sia dura come vita. Quali sacrifici occorre fare, quali dolori occorre subire, pur di coronare il proprio sogno.

Ma noi, la conosciamo bene la verità: niente a che fare con il rosa o i fiorellini! Una disciplina durissima, severa, tradizionale, che non perdona e tesa alla perfezione, che si avvicina per alcuni e si allontana per altri. E tutti che lottano senza sosta per salire su quel tanto incantato palcoscenico.

Fino a che... udite e udite!, una coraggiosissima ballerina del Teatro alla Scala, di nome Maria Francesca Garritano, decide di sfatare questo mito frutto della deleteria ombra dell'ignoranza e di spazzar via il rosa confetto dall'immaginario collettivo.

Ecco cosa ci dice l'autrice in persona:


"Questo libro è rivolto a tutti coloro che, non essendo addetti ai lavori, percepiscono il mondo dell’arte attraverso il loro intimo sentire e che si stupiscono quando scoprono che non sempre le cose sono come sembrano. È rivolto a coloro che avranno voglia di partecipare alla mia riflessione e che, senza aspettarsi grandi rivelazioni o insegnamenti, scopriranno che un libro sulla danza può essere diverso da ciò che ci si aspetta.
È un esperienza narrata attraverso il mio punto di vista ed i ricordi. Mentre scrivevo sapevo di non essere sola e che tutti gli artisti, i musicisti, gli attori, i cantanti e i pittori, almeno una volta nella vita, hanno avuto pensieri simili ai miei. L’idea di associare delle immagini alle parole nasce dall’esigenza di comunicare quanto più possibile e in più modi possibili.
Mai avrei potuto sperare risultato migliore di quello ottenuto dalla fotografa Daniela Rende che, in sole 48 ore trascorse a contatto con i ballerini, ha colto ciò che il tempo aveva offuscato “restituendomi”, con i suoi scatti, la gioia della danza che avevo perduto. Spero che tutto questo riesca ad arrivare al lettore con l’intensità con cui io l’ho vissuto."



Una preziosa novità per le nostre amatissime librerie, dedicata non solo agli amanti della danza ma a anche a ogni artista e, più in generale, a chiunque avesse voglia di immergersi in una lettura diversa dalle altre. Un contatto che ci porge direttamente una ballerina professionista nel suo mondo, un ponte tra due visioni totalmente differenti, una finestrella che sbircia dietro le quinte.

Marry Garret è nata a Cosenza nel 1978 e intraprende lo studio della danza classica a soli tre anni, fino ad entrare a sedici anni nella prestigiosa e ambita Scuola di Balletto del Teatro alla Scala, dove si diploma dopo due anni ottenendo il massimo del punteggio e ricevendo il Premio Rotary come "Miglior allievo dell'anno".
Una giovane premessa in ascesa, determinata e appassionata, che da allora non ha smesso mai di danzare. 

Fino ad oggi.

Giungono infatti voci che sia stata definitivamente licenziata dal corpo di ballo del Teatro proprio per l'aver scritto questo libro e per l'aver gridato al mondo intero con pura sincerità quale sia la verità del "favoloso" mondo della danza classica alla Scala, puntando il dito soprattutto alla tendenza all'anoressia. 
«Una vera emergenza sociale», come la definisce La Stampa, e lei stessa confessa al giornale inglese The Observer che una ballerina su cinque alla Scala soffre di questa fatale malattia. Per non parlare poi delle corruzioni, delle minacce e dei compromessi che girano tra i corridoi del Teatro, come ci rivela l'autrice.

Eccovi una preziosa intervista, sempre presa dalla Stampa:

Mariafrancesca, il giorno dopo il suo licenziamento come si sente?
«Sono davvero costernata perché mi dispiace che la mia battaglia di sensibilizzazione sia stata presa come una cosa personale».

Essere senza lavoro di questi tempi, brutta storia.
«Potrei risponderle che è un bel momento?».

Rimettersi in gioco a trentatré anni: è una età critica per una ballerina?
«Oggi è un’età critica per tutti nel mondo del lavoro».

Ha pensato al suo futuro professionale?
«Ci sto pensando».

Oltre alla pagina di appoggio su Facebook ha ricevuto altri attestati di solidarietà dal mondo della danza?
«Ho ricevuto e ricevo ogni momento messaggi di solidarietà. I ballerini si esprimono in privato ma sono tantissimi, le reazioni di negazione assoluta si commentano da sole invece, perché è evidente che c’è poca predisposizione a capire il vero messaggio delle mie parole».

Alla luce di quanto è successo rifarebbe tutto quello che ha fatto?
«C’è un detto che dice: se nasci tondo non puoi morire quadrato»

Non pensa, come ha dichiarato Eleonora Abbagnato, première danseuse all’Opéra di Parigi, che sarebbe stato più opportuno fermarsi prima?
«Io parlo di un argomento che è una realtà sociale e per cui c’è gente che soffre davvero, addirittura chi muore di disturbi alimentari, non posso credere che ci sia del male nel sostenere questa battaglia con il proprio vissuto».

In autunno, insieme a altre due colleghe ha inviato una lettera al sindaco Pisapia contro la direzione del ballo per il balletto «Raimonda», non pensa che abbia pesato magri anche di più nella decisione del teatro?
«Le dimostrazioni di amore verso il teatro e la nostra arte non sono state colte e me ne rammarico. Mi scuso se i modi non sono stati consoni alla forma che questa istituzione richiede».

Non crede che la Scala abbia preferito tagliare la testa al toro piuttosto di ritrovarsi una compagnia in stato di agitazione permanente come negli anni 90?
«No comment».

Abbagnato la accusa di aver voluto farsi pubblicità, come le risponde?
«So che Eleonora è appena diventata mamma e che ha altro a cui pensare in questo momento, anzi le faccio i miei auguri sinceri».

Si opporrà per vie legali al licenziamento?
«Al momento sono i miei avvocati ad occuparsi di tutto».

Come potrete ascoltare in questo video pubblicato su YouTube, il Teatro alla Scala ha definito il caso Garritano come una strumentalizzazione a scopo pubblicitario, quando la ballerina con costernazione ma anche decisione afferma più volte che la sua è una lotta contro l'anoressia. 


In questo video potrete ascoltare il breve riassunto della vicenda trasmessa in televisione:




E in quest'altro l'intervista completa a Studio Aperto, molto esauriente su ogni contenuto che ho trattato in questo post:




E voi, cosa ne dite? 


Qui potrete anche trovare i suoi contatti via Facebook:


Gruppo solidarietà a MaryGarret

MaryGarret









lunedì 16 luglio 2012

'Balla, sogna, ama' di Sophie Flack

Sul palco la sua vita è un sogno. Dietro le quinte, un incubo. 



Già dal titolo possiamo capire qualcosa: ballare, sognare, amare allo stesso tempo è difficile. Una corsa affannata verso il ruolo di prima ballerina contro la quieta quotidianità della vita di una diciannovenne innamorata che si lascia andare ai desideri dei sogni.


Sophie Flack, ex danzatrice del New York City Ballet, ha cominciato a danzare a soli sette anni, e nominata prima ballerina a diciassette. Ma ad un certo punto della sua carriera, ha deciso di lasciarsi le fatiche alle spalle e di dedicarsi ad una vita normale di pittrice e scrittrice. 

La sua breve storia accennata tra le ultime pagine del libro ci fanno pensare che l'intero libro sia una autobiografia nei panni di un'altra ragazza che rivive nuovamente quelle dure esperienze: è Hannah Ward, diciannove anni, una delle più talentuose ballerine del Manhattan Ballet di New York.
Questo è il suo sito ufficiale: http://sophieflack.com/
Nata a Watertown, nel Massachusetts, ha cominciato i suoi primissimi studi alla Boston Ballet seguita dall'insegnante Jacqueline Cronsberg. Ha partecipato a numerosi stage estivi alla Kennedy Center nel Washington D.C. 
All'età di quattordici anni, ebbe la grandissima occasione di entrare nella School of American Ballet, l'attuale scuola ufficiale nel NewYork City Ballet.
Fu presa come principiante apprendista nel 2000 e l'anno dopo entrò nel corpo di ballo, dove danzò fino a quando non lasciò la vita dello spettacolo nel 2009.
Si diplomò al Professional Children's School e ancora oggi sta continuando i suoi studi alla Columbia University.
Oltre ad una scrittrice (titolo originario: 'Bunhead', pubblicato nell'ottobre del 2011), è anche una pittrice in ascesa.


Ecco Sophie Flack in carne e ossa che parla del suo primo e apprezzato romanzo.




Chiunque di voi leggesse il libro, si renderà conto che biografia e trama coincidono, fino ad intrecciarsi in una quasi vera e propria autobiografia sotto gli occhi della giovane Hannah, nome dedicato alla sorella di Sophie.
Personalmente, sono stata rapita inizialmente dalla copertina. Molto particolare, incisiva, che mostra una perfezione da vicino che non tutti conoscono. Un buon modo per svincolarsi dalla vita di tutti i giorni ed immergersi in una realtà differente, lontana, che poche persone al mondo hanno la fortuna -o la condanna?- di conoscere. 
L'ho letto tutto d'un fiato, perché l'autrice è stata in grado di rimandare continuamente l'atteso finale. Chi avrebbe scelto Hannah, la danza o l'amore? La bellezza e la calma della vita, o la frenetica movimentata vita della ballerina del corpo di ballo? 
Credo che ad un certo punto si sia resa conto che la sua carriera non sarebbe mai volata in alto come quella di Lottie, una delle migliori ballerine del teatro, lodate e invidiate dalle altre, e che quindi abbia deciso di approfittare della giovane età per ricucire una vita passata dietro le quinte.

Giudizio personale: scrittura chiara, semplice e scorrevole, incorniciata da un suspense continuo che mi ha spinta ad andare avanti nella lettura. Forte e diretto, una telecamera nascosta nei camerini delle ballerine sin nei piccoli dettagli delle piccole noie quotidiane: dalle ciglia finte e alle parrucche, dalla fastidiosa neve finta del famoso balletto dello Schiaccianoci fino agli invidiosi pettegolezzi bisbigliati tra i corridoi.

Insomma: se volete saperne di più sulla vita di una ballerina, vi invito a leggerlo.

Come farvi il perfetto chignon



Come già avrete capito, sono una ragazza dai capelli molto lunghi, ed è difficile spesso conciliare questa caratteristica con le esigenze della danza classica!
Dopo molti esperimenti, ho trovato delle tecniche efficientissime e resistentissime, neanche troppo difficili da fare.

Ciò che vi serve necessariamente per un'ottima riuscita (non solo per una normale lezione, ma anche per uno spettacolo):
-Un paio di elastici né troppo sottili (che quando sciogliere tutto si porteranno via un bel grappolo di capelli...) e neanche troppo grosso (altrimenti il vostro chignon risulterà malformato!); un elastico di quelli senza ferro e che non si sfilaccino al primo uso;
-Tante forcine, sia quelle strette che quelle larghe (come questa e questa);
-(Facoltativo) una forcina "della nonna", come la chiamo io, cioè di dimensioni molto più grandi per i capelli particolarmente lunghi e pesanti (simile a queste, ma senza decorazioni e più piccine!);
-Lacca e cera per capelli (soprattutto per uno spettacolo, per evitare che capelli vagabondi fuoriescano);
-Una retina del colore dei vostri capelli;
-(Facoltativo), per i capelli più corti o più rari, esiste una specie di "elastico per chignon" che ne rinforza il volume (come qui).

L'altezza dello chignon dipende un po' dalla vostra scuola. In una dove andavo lo preferivano basso, e in un'altra alto, perché continuava in maniera più armoniosa la linea del corpo. Fatto sta che dovete starci bene voi. Io, per esempio, avendo molti capelli con quello basso non mi trovo per niente, e ne faccio uno più alto, un po' più in alto delle orecchie (come Jennifer Lopez in questa foto, più o meno).

Procedimento!


1) Fatevi una coda al livello della nuca che preferite e legatela con un elastico a chiusura, oppure uno normale. Fate ben attenzione a tirare tutti i capelli, sia davanti che sotto la testa;

2) Arrotolate metà dei capelli attorno alla coda e applicate tre o quattro forcine per avere una sorta di mezzo chignon;

3) Dopo averlo fermato bene, avvitate anche il resto dei capelli, facendo cura a schiacciarlo contro la nuca con il palmo della mano. Finché ancora lo mantenete schiacciato, cominciate ad applicare più forcine che potete per una buona resistenza: infilatele trasversalmente allo chignon e poi ribaltatele verso il basso, verso sinistra se siete sul lato destro, verso l'alto se siete in basso e così via.
Se avete dei capelli particolarmente capricciosi, pesanti e lunghi e che non resistono alle acconciature, specie se appena lavati, vi consiglio di infilare la famosa "forcina della nonna" per fermarlo ulteriormente;

3) Una volta che pensate sia sufficientemente fermo, mettete la retina attorno allo chignon e giratela più volte che potete (a me dura solo due volte... sigh!) e fermatela con altre forcine;

4) Adesso pensate a schiacciare i capelli attorno alla nuca: usate le forcine strette e fate ben attenzione a non creare "ondine" in prossimità dello chignon;

5) Per il tocco finale, perfetto per uno spettacolo, consiglio vivamente l'utilizzo della cera per schiacciare e lucidare i capelli (e anche per fermarli), e spruzzi di lacca sullo chignon per renderlo più stabile.




Scarpette da punta - la prima volta



Le scarpette da punta, si sa, sono il chiodo fisso di ogni ballerina!



Ma non è così facile arrivarci: bisogna avere l'età e, soprattutto, la pazienza. Per non dire poi degli insegnanti qualificati! Molto spesso ho sentito dire di ragazze che le hanno indossate troppo presto avventatamente e adesso soffrono di problemi ai legamenti delle caviglie.

L'età si aggira intorno ai 12\13 anni, ma dipende dal fisico di ogni bambina. Ci sono bambine che a 11 anni sono già cresciutelle, e altre che hanno bisogno di un altro anno per raggiungere la conformazione fisica necessaria.; e naturalmente, dipende anche da come ognuna lavora il suo corpo durante le lezioni.

Io personalmente le ho indossate pochi mesi dopo aver ripreso lo studio perché, ovviamente, dovevo riabituare il mio corpo alla rigidità della danza. L'insegnante, che adesso non ho più, ha sempre creduto in me e me le ha fatte indossare anche durante il saggio, che è andato benissimo e ho ricevuto molti complimenti.

1) Come e dove scegliere le prime scarpette da punta?
Solamente l'insegnante potrà darvi le dritte più giuste, che vi ha seguito durante il vostro lavoro e conosce il vostro fisico. Del resto, di modelli di scarpette ce ne sono a volontà: quelle con la suola più dura, quelle con la mascherina più alta, quelle senza elastico, quelle per le principianti, quelle con l'appoggio più stretto... e ogni scelta deve dipendere solo e unicamente da come voi vi ci sentite, oltre alle dritte dell'insegnante. La mia, per esempio, mi aveva consigliato delle modeste Sansha solo per le primissime lezioni, ma poi si sono rivelate un fallimento e ho dovuto scegliere un altro modello, questa volta da sola, seguendo il mio istinto.
Così mi sono affidata alle Grishko per un sacco di mesi, in particolare Pro 2007 perché erano tra le meno costose e tra le più disponibili. Durezza M o H, sinceramente si rompono nello stesso tempo!

Poi dopo sono passata alle Bloch, perché le Grishko erano finite e mi servivano urgentemente per il saggio. E wow!, mi sono trovata meglio del previsto. Modello Bloch Aspiration, piuttosto facili da lavorare (furono l'unico modello con la grandezza adatta al mio piede, che purtroppo è molto fino), che adesso cominciano però a rompersi!

Per il come, quindi, seguite sia le vostre sensazioni, sia i suggerimenti della vostra insegnante.
Per il dove, vi consiglio di cercare dei buoni negozi specializzati in danza e non affidarvi ai negozi di sport come Decathlon, dove io personalmente ho testato le punte per curiosità e non vi dico che disastro... spesso non sono neanche bene accoppiate le giuste grandezze, in alcune non c'era neanche la marca e se c'era, sembravano una copia riuscita male. Le ho prese, le ho piegate una sola volta, e già si erano quasi spezzate. Quindi, evitate!

Eccovi dei buoni negozi di danza a Roma, che io stessa ho visitato e consiglio:
http://www.coppelia.com/it/roma.asp 
http://www.danzabazaar.it/

Le marche delle punte sono tante. Le più conosciute e reputate di buona qualità sono: Grishko, Bloch, Gaynor Minden, Freed, Capezio, Sansha, Repetto, Porselli... ed ognuna ha svariati modelli in base a durezza e forma.

Ricordate che nessuno potrà dirvi "non usare le Grishko, non sono buone, io le ho provate!", perché come ho già detto, ognuna ha il suo piede e ognuno ha le proprie opinioni. Io per esempio, come ho già detto, mi sono trovata male con tutti i modelli provati della Sansha, ma conosco ragazze che le usano senza lamentarsene. O altre che, invece, le Grishko non le reggono, per la loro famosa forma a V.


2) Come cominciare ad usarle?
Come vi dirà qualunque altra ballerina e qualunque altra insegnante... non cominciate da sole!, sarebbe preferibile. Se invece la vostra insegnante vi guida in qualche piccolo esercizio preparatorio, allora ci può stare. Ma che si cominci a far pirouettes e salti... ecco, io aspetterei, perché se si scivola son dolori!

Un esercizio tipico delle punte, efficace anche per smollarle, è questo: partire dalla I posizione, eseguire un plié, andare in punta rimanendo in plié, per poi salire en pointe, e svolgere lo stesso esercizio al contrario, spingendo per bene il collo del piede e sforzando le gambe in en dehors.

Un altro invece è quello di fare semplici passaggi, anche semplicemente in VI posizione, dalla mezza punta alla punta, e insistere sulla mezza punta, poiché ogni scarpa da punta appena comprata sarà dura come la roccia. Si consiglia infatti di ammorbidirle inizialmente con le mani (dipende un po' dalla linea di pensiero, ci sono insegnanti che puntano unicamente al lavoro del piede e non concedono mani), e cioè curvandole leggermente in entrambi i sensi e forzare le prime mezze punte.

Capirete che le vostre punte sono sufficientemente ammorbidite quando non sentirete più di avere due palette  ai piedi, ma di avere i vostri piedi in punta!
Una volta mi capitò di arrivare in ritardo col treno e di aver appena comprato le punte, e quindi fui costretta a fare la prova del saggio con delle Grishko H... non riuscii ovviamente a salire in punta e avevo i piedi "da papera".
Una volta che sentirete le punte vostre, cioè come prolungamenti dei vostri stessi piedi (come racconta l'ex ballerina Sophie Flack in 'Balla, sogna, ama', le punte devono essere i piedi stessi per potervici danzare liberamente.

3) Come legare nastri ed elastico?
Se avete appena comprato le vostre prime punte e dovete ancora farle vedere all'insegnante, non cucitele. Alcuni negozi permettono di non pagarle e portarsele alla scuola per farle vedere (dipende anche dal tipo di scuola dove andate, spesso lo chiedono, e ovviamente bisogna lasciare un recapito), ed eventualmente restituirle. Oppure, pagare direttamente con una telefonata se la scelta è andata a buon fine!

In questo secondo caso, allora vi darò dei piccoli suggerimenti che io stessa adotto: ci sono svariati modi e ognuna si trova meglio col proprio, naturalmente.

In genere taglio i nastri di modo che possano fare due giri completi attorno alla caviglia; li cucio quasi alla fine della scarpetta (piegando il tessuto formando una V e trovando le estremità della V stessa), e faccio in modo che arrivino fino alla parte interna della caviglia stessa, una volta arrotolati dal piede a forma di X. Il nodino deve essere corto ma non troppo, e dovete poi nascondere il restante del nastro sotto il nastro stesso.
Non legatele troppo strette perché può farvi male, nonché impedirvi di andare totalmente in punta e quindi far slegare le cuciture per un'eccessiva pressione; ma neanche troppo lenti, perché devono pur sostenervi.

Per l'elastico, non tutte ce l'hanno, come ho potuto notare; oppure, non tutte hanno i nastri, ma hanno un grosso elastico. Questo però vale solo nelle lezioni normali, durante i saggi è sconsigliato.
Io uso sempre un elastico color carne di media grandezza, e lo lego alla cucitura intermedia della scarpetta, ma ci sono anche degli elastici più larghi e altri meno spessi e più trasparenti.
In genere, chi ha un portentoso e forte collo del piede, cuce un secondo elastico alla sommità dell'apertura della scarpetta, al livello per intenderci degli elastici interni, di modo che esca solo per qualche centimetro.
E c'è anche chi, invece, il nastro lo cuce molto più indietro del centro della scarpetta che uso io (e ultimamente ci ho provato anche io), perché evita per piedi particolarmente fini e scarpette nuove che alla mezza punta sfuggano via.

Vi collego anche ad un altro blogspot.com dove potrete trovare delle immagini molto utili: http://anitagiangregorio.blogspot.it/2010/03/allacciare-le-scarpe-da-punta.html

Buona fortuna!

domenica 15 luglio 2012

Chi, come, dove, quando e perché.



Il sogno di divenire una ballerina classica si presenta sempre molto presto: da bambina, entrata in quella bella sala dipinta di un caldo colore pastello e un parquet lucido e accogliente; così come quelle belle scarpette rosa di pelle, che spera un giorno di buttar via per far posto al duro doloroso gesso che dànno la fortuna di volare...

Alle volte, azzarderei dire quasi sempre, l'iniziativa viene direttamente dai genitori: la danza classica come postura, come atteggiamento e come divertimento. Ma non tutti sanno che la vera danza classica, del resto come ogni altra attività, che sia artistica o sportiva, non è solo divertimento ma anche sacrificio, amore e pazienza. E non tutti se lo aspettano!
Da grande, se continueranno, scopriranno che la danza classica è tutt'altro che body rosa confetto e scarpette immacolate!

Per potersi permettere un reale futuro nel mondo della danza, è bene cominciare da giovanissime e intraprendere gli studi in un'accademia come si deve, sempre in giovane età. Certo, ci vogliono i soldi e il supporto della famiglia, e i sacrifici della figlia...

Purtroppo, io non faccio parte di questa categoria.
Da bambina ho studiato questa meravigliosa arte, ma per un capriccio-ripicca verso i miei genitori, ho smesso. E nessuno mi ha mai fermata per un braccio per dirmi: "Guarda che un giorno potresti divenire una ballerina, se continui a studiare!".

Mai avvenuto. La mia famiglia non si è mai occupata dei miei talenti e del mio futuro, e io stessa credo di aver mollato tutto a metà strada come richiesta d'attenzione.

Comunque, a quattordici anni mi è balzata l'idea di riprendere gli studi di danza classica. Sì, a quattordici anni, avete letto bene! Come sarà andata a finire, vi chiedere? Un mostro enorme e goffo tra le sbarre e tra i nastri... che orrore, Dio, che orrore, portatela via!?

In realtà, le cose si sono svolte in maniera molto tranquilla. Sono stata inserita in un corso per principianti grandi, dove c'erano comunque anche ragazzine di 12 anni non molto dotate e appassionate, e diciamo che due anni di differenza non mi facevano poi così tanto imbarazzo.

Fortunatamente, ho sempre avuto un corpo molto elastico (grazie anche alle varie attività sportive e artistiche svolte da bambina). Sono quindi passata in testa, dal punto di vista flessibilità e dal punto di vista artistico per interpretazione e armonia, poiché sono anche un'amante della recitazione.

Il problema stava tutto nell'en dehors. Nella memoria. Nei nomi dei passi. Negli anni avevo dimenticato tutto. Così cominciai a informarmi in maniera quasi ossessiva. E da lì, la danza è diventata la mia unica vera passione di vita. Troppo tardi per farne una passione professionale... ma sicuramente una passione personale, come propongo a tutti\e coloro che avessero dovuto smettere e che vorrebbero tanto riprendere, ma che hanno paura di essere giudicati malamente.

Io sono fiera di averlo fatto. Posso dire a tutte quelle persone che mi dicevano che ero troppo "grande e formata" che invece ho imparato tutto molto in fretta e ho sbalordito chiunque mi guardasse. Naturalmente non sono perfetta, ma nessuna ragazza che ha studiato in una palestra di paese lo sarà. E dunque, venirmi a dire queste cose, non attaccava. Un conto è una buona scuola, un conto è la scuoletta di quartiere con insegnanti neanche poi tanto qualificati.

Con la passione si arriva ovunque. Ma devo ringraziare anche il mio corpo che me l'ha permesso, dotato di svariati talenti che io stessa troppo spesso sottovaluto.

La danza ce l'ho nel sangue. E se non danza classica, riuscirò a ritagliarmi una piccola realtà nel mondo della danza.


Questo MAGNIFICO uomo si chiama Rudolf Nureyev, ed è entrato all'accademia russa Vaganova solamente a 17 anni. Molto tardi, quando l'età d'inizio dei corsi è verso i 10, per finire poi a 18, se tutto va bene.
Ma in due anni, si è fatto strada nel mondo della danza e ha conquistato il Diciannovesimo secolo.
Io prenderò il suo esempio, dovessi riuscirci o non riuscirci, lui è il mio idolo.

Ecco alcuni siti riguardanti questo miracolo della danza:

E qui una parte di un bel documentario su di lui:


E inoltre, per i più curiosi, suggerisco un libro biografico che io stessa ho letto, molto interessante se si vuole scavare nella complessa e contraddittoria personalità di Nureyev: "Biografia di un ribelle", di B. MEYER-STABLEY.

Buone letture!

Impacco per capelli

Ebbene sì... anche le ballerine possono avere dei bei capelli lunghi! E spesso capita di stressarli eccessivamente in frequenti stretti chignon, lacche, forcine e pericolosi elastici che strappano tutto via...


Parliamo dunque di capelli lunghi. Ma non di quelli normalmente lunghi... ma di quelli veramente lunghi!
Sin da bambina sono un'appassionata di capelli più lunghi del normale, per capirci bene, come quelli della sirenetta Ariel. Credo proprio che la mia fissazione sia nato da lei...

Purtroppo però, ci sono in commercio tantissimi prodotti pericolosi e non sani per i capelli e più o meno tutte le ragazze si lamentano del fatto di averli o secchi, o opachi, o pesanti, o deboli, o con le doppie punte...

E poi magari si fanno una tinta al mese, o applicano inutili lozioni costose.

Vi svelo un segreto: io mi affido sempre e unicamente alla natura e ai benefici che ci offre. 

Via allora agli impacchi totalmente al naturale! Quelli sì che fanno bene. Vi esporrò il mio personale procedimento e anche dei piccoli consigli per la buona salute dei vostri capelli. E state lontane dalle schifezze in commercio! O per lo meno, usatele con saggezza!


- 2\3 cucchiai d'olio d'oliva extravergine
- 4\5 cucchiai di miele d'acacia
- Mezzo bicchierino d'aceto (facoltativo)

-Tempo di tenuta: minimo 30 minuti, ancora meglio se tutta la notte!
-Avvertenze: richiede tempo e pazienza più del solito durante il lavaggio, affinché miele e olio vengano totalmente rimossi dai capelli, onde evitare odori sgradevoli e\o capelli unti.

L'olio d'oliva è un vero toccasana per il nostro corpo, e non solo per i capelli: in passato, come dice sempre mia nonna, veniva applicato sulle mani dopo una giornata lavorativa per ammorbidirle dalla dura fatica. E avevano ragione! Sicuramente è meno costoso e meno dannoso rispetto alle tante creme che circolano in giro che, secondo il mio modesto parere, sono meno efficaci.

Miele e olio fanno miracoli: lucidano, ammorbidiscono e nutrono.
L'aceto invece è facoltativo. Io lo metto di tanto in tanto per renderli ancora più lucidi (e funziona!), l'unico problema è l'odore, che assieme a quello dell'olio, potrebbe richiedere più lavaggi e risciacqui del normale, quindi... dipende da quanto tempo avete a disposizione.

-Modalità d'applicazione: dipende dalle vostre preferenze, però le prime volte può sembrare un'impresa un po' ardua... non si sa come muoversi! Io faccio così: immergo letteralmente le lunghezze in una bacinella con miele, olio e aceto mischiati, li tiro fuori e li strizzo svariate volte, finché la maggior parte dell'impacco non venga assorbito. Strizzo un'ultima volta, porto i capelli indietro e li lego con un mollettone (facendo attenzione a non schizzare olio dappertutto!), e con un qualunque pennello applico il restante dell'impacco sulle radici e la frangia, che essendo meno rovinate necessitano meno cure rispetto alle punte e alle lunghezze estreme, specialmente nei capelli molto lunghi come i miei (ombelico).

Buona fortuna! Non esitate a scrivermi se riscontrate qualche problema.